Mai titolo fu più appropriato.
E mica per la questione del sesso, che (da) sempre turba le folle e rinfocola tabù; è che Brandon è un personaggio vergognoso a prescindere, e si spera la sua mania sia solo un'intenzionale metafora per esprimerne la generale superficialità.
Come è stato fatto notare a chi scrive, siamo di fronte alla solita storia di ricchi annoiati che non sapendo che fare della propria vita buttano soldi in scemenze e/o attività dannose per sé o per gli altri.
Il succitato Brandon, protagonista e sovrano indiscusso di cotale squallore, non si sa neanche bene che lavoro faccia; sta in un ufficio trasparente tutto il giorno a bere Red Bull e farsi insultare dai colleghi (per cui il massimo del saluto è "ciao stronzo"), gira per locali fighetti della New York bene e ogni tanto va a correre per non perdere l'uso del braccio destro (chi ha occhi per intendere, intenda).
E quindi, come si suol dire, "una vita come tante", con la differenza che questa è 100% spreco di mezzi, intelligenza ed energie.
Il caro Brandon avrebbe pure una sorellina, la maldestra Sissy, che a sorpresa lo viene a trovare scatenandone l'ira funesta (citazione immeritata; chiedo venia, Omero). Lei che nella sua ingenuità naïf sperava in una riconciliazione col sangue del suo sangue, si ritrova ospite indesiderata e quasi presa a schiaffi dal fratello.
Ma non lasciamoci ingannare da quegli occhi pesti e dal caschetto sbarazzino; il QI di questa neo-donna non è abbastanza alto, né la sua vita sfortunata a sufficienza da meritare la compassione di chicchessia.
La piccola canta in locali di lusso, e volendo potrebbe benissimo mantenersi da sola (dice che prima viveva a Los Angeles, e le piacerebbe tornarci); ma il fatto è che si sente sola, è probabilmente appena stata mollata e le manca l'unica famiglia che ha. Perciò va dritta nella tana del lupo, e dato che non brilla per dignità finisce per farsi il capo di Brandon giusto la sera in cui lui, Brandon, accetta di venire a sentirla cantare.
Diciamocelo: l'unica volta in cui il protagonista di questa bieca vicenda mostra di avere un cuore, è nel momento più banale possibile, e cioè, nell'ordine, mentre
- sua sorella (legame familiare strappalacrime)
- canta (potenziamento del pathos)
- New York, New York (a New York)
- male (male, malissimo, malerrimo! una nenia così insopportabile che ti prude il deretano dalla voglia di levarti dalla poltroncina e uscire a fumare - anche se non hai mai fumato nella vita, per dire).
Per sapere che per una persona del genere la speranza di redenzione sia inesistente non c'è bisogno (ahimé) di aspettare la fine del film; basta vedere Brandon al suo primo appuntamento con la bella collega coloured (altra banalità politically correct).
Fa inorridire il suo essere scialbo: sceglie senza pensarci il vino che il cameriere gli suggerisce e non lo assaggia neanche (cafone), aspetta che lei ordini per poi ordinare la stessa cosa, e si dimostra un pessimo, pessimo, PESSIMO conversatore. E questo non perché affermi di non credere nella coppia (al che giustamente lei ribatte "... scusa, ma. Allora perché siamo qui?"), ma perché proprio non sa reggere un dialogo. Niente, neanche le domande più vergognosamente basilari.
Dato che però siamo all'interno di una dimensione (si spera!) surreale, la patetica pulzella rimane affascinata da queste non - maniere (non sono né buone né cattive; non sono e basta), al punto da lasciarsi trascinare in un motel in pieno orario di lavoro - per fare finalmente qualcosa di costruttivo, se non altro.
Ma com'era già prevedibilissimo, il nostro non si può eccitare se la cosa non si mantiene a infimi livelli di superficialità, per cui si ritira in un angolino a piangersi addosso e manda via senza troppe cerimonie colei che è il simbolo del suo fallimento. Sarà prontamente rimpiazzata da una prostituta che qualche minuto dopo lascia Brandon esausto e soddisfatto sul pavimento.
L'atto finale di questa sequela di nonsense offensivi per il genere umano si consuma in una notte così lunga che sembra di essersi accampati al cinema dalla scoperta del fuoco.
In un flashback decente (la regia è l'unica cosa non male in questo film), si vede Brandon litigare con la sorella e uscire a fare un giro; dopodiché, pensa bene di adescare una sciacquetta in un locale infilandole le dita sotto le mutande (sempre che le portasse) e sventolandole poi sotto il naso di un inferocito boyfriend/avanzo di galera, il quale ovviamente lo riempie di botte (e un po' di soddisfazione la dà, diciamolo pure).
Al che Brandon cosa fa? Anziché tornare a casa da Sissy che lo tempesta di chiamate lagnose, s'infila nel primo locale a luci rosse che trova e si fa fare un blow job da uno sconosciuto (fremito in sala... per l'ennesimo cliché).
Alla fine della nottata, mentre ciondola sbattutissimo in una metro semideserta, forse comincia a pensare che sarebbe stato davvero meglio tornare a casa dalla famiglia; e quando il treno si ferma per un'operazione di polizia, il sospetto che sua sorella possa aver fatto qualche ca@@ata diventa una certezza.
E infatti eccola lì nel bagno, sbrodolata nel suo stesso sangue. Uno pensa di aver visto tutto il prevedibile, e invece gli tocca un ulteriore sussulto d'indignazione.
Inutile dire che la sciagurata sopravvive - chi vuole morire davvero non si taglia i polsi a metà - e che Brandon finisce su un molo ics a battersi il petto per la disperazione. Poverino.
L'unica scena degna di nota in questo carosello di oscenità - in senso lato - è una delle primissime: quando lui flirta con una ragazza in metropolitana.
Lì, la musica e gli stacchi sui loro sguardi sono pura poesia, e il dettaglio dell'anello che le pesa all'anulare è degno di Hitchcock.
Ma tant'è, in questo film dove solo la regia si distingue per una certa raffinatezza - o meglio, efficacia: si pensi alle inquadrature iniziali, dove di Brandon si vedono per primi sempre i lombi - persino l'unica scena dotata di un po' di purezza deve essere sporcata dal finale che la recupera: ora la bionda non è più impegnata, e non fuggirà per le scale come l'altra volta. Il gioco nauseabondo ricomincia.
La storia di Brandon è una storia disgustosa perché dominata dalla superficialità e dal vuoto esistenziale. L'essere sex addicted non è che un sintomo; rivela semplicemente la smania di avere piaceri facili e veloci, il disinteresse totale verso qualcosa che sia duraturo e importante, si tratti d'amore o di qualsiasi altra cosa.
Non stupisce che non vi sia redenzione per questo Signor Nulla dall'esistenza inutile; non stupisce, e non dispiace a nessuno.
Ma riesce nell'intento di affermare un malessere?
RispondiEliminaQuesta superficialità è goduta o patita?
Ciao!
Gio
Mon dieu, ho visto solo adesso i commenti =_=
RispondiEliminaComunque... la sua superficialità è goduta in quanto patita. Lui si bea del proprio vittismo. Il che aggiunge solo squallore allo squallore...